Vi illustrerò una cosa che crea molta confusione ne LAGGGENTE, non perché LAGGGENTE sia particolarmente stupida, ma perché lo sono i giornalisti che danno le notizie, creando grande confusione.
Voi tutti avrete passato il UIC END a chiedervi com'è possibile che S&P abbia downgradato l'italia, ma i tassi sui titoli di stato sono al minimo storico... e per storico dico storico.
Sono entrambe misure di rischio, sia i tassi, che i rating
Molti giornalisti si sono lanciati in interpretazioni del genere "le agenzie di rating sono dei figli di buona donna, ormai non se li caga più nessuno" o ragionamenti simili
Dopo ci sono quelli che la buttano in politica e hanno preso la palla al balzo per attaccare Renzi, tipo Berlusconi che rinfacciava i suoi downgrade dicendo che non erano poi così gravi.... eh vabè
La verità è che sia i tassi d'interesse sono corretti, sia i rating sono corretti... i mercati sanno fare benissimo il loro lavoro nel prezzare il rischio... e anche le agenzie di rating.
Ora sembra ci sia una incongruenza, che invece non c'è, perché i tassi e i rating parlano di due rischi differenti, che molte volte vanno a braccetto ma che in alcuni casi hanno andamenti opposti.
Spero di riuscire a farvi cogliere la sottile differenza.
I tassi di interesse si riferiscono ad un mix di fattori, tengono conto di tutte le variabili possibili, crescita attesa, inflazione attesa, tassi banca centrale attesi, politiche di governo, bilancio dello stato, ecc ecc ecc.
I tassi di mercato per cui forniscono un'informazione che vuol dire tutto o niente, bisogna scorporare il dato, capire come pesano i vari componenti e solo dopo questa scomposizione si capisce lo stato dell'economia.
Esempio i tassi d'interesse italiani 3 anni fa erano il 7% mentre quelli tedeschi il 2%. Non abbiamo alcun dubbio che la germania stava meglio.
Ora i tassi d'interesse sui titoli italiani sono il 2% mentre quelli cinesi il 9%. Non abbiamo alcun dubbio che l'economia cinese stia meglio.
Bisogna appunto capire quanto % sia dovuto al fattore crescita, quanto all'inflazione, quanto al rischio default, ecc.
I rating invece esprimono un giudizio sulla salute delle finanze di uno stato, nel caso succedesse qualcosa.
Esempio, se ci fosse una recessione del 5% le finanze di quello stato reggono? Se si si ha un rating più alto, se no, ti becchi quel Rating.
Ecco una tabella che fosse esprime meglio il concetto.
Tornando al caso concreto italico, S&P dice che visto il grandissimo debito pubblico e la crescita che latita, le riforme che si stanno cominciando a fare ora non hanno ancora prodotto i loro effetti, se dovesse succedere un'altra recessione importante o una crisi di liquidità, l'italia farebbe molta fatica ad onorare i suoi debiti.
Questa situazione "tragica" però al momento non è neanche lontanamente prevista dal mercato, che si attende ancora inflazione bassa e crescita bassa, con rischio di default molto molto contenuto (lo spread con la germania)
Spero sia tutto chiaro ora, così potrete farei FIKI con i vostri amici la sera al bar.




























































